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Un referendum per la cannabis: 3 settimane di tempo per raggiungere 500mila firme


In Commissione giustizia è appena stato approvato il testo base per la legge che potrebbe rendere legale l’autoproduzione di cannabis. Mentre la stampa mainstream con titoli acchiappaclick dava già la cosa come fatta, la verità è che il vero percorso dell’iter legislativo comincia ora con l’apertura della fase degli emendamenti. Dopodiché ci saranno i passaggi alla Camera e al Senato, prima dell’eventuale approvazione definitiva. Un percorso a ostacoli reso ancora più complesso dal fatto che la destra ha già annunciato che presenterà apposta migliaia di emendamenti, per rallentare la discussione e fare in modo che la legge non veda mai la luce. Ma anche il mondo antiproibizionista si sta organizzando, ed è stata lanciato il referendum che potrebbe cambiare fare definitivamente le cose.

l’Associazione Luca Coscioni ha già una piattaforma adatta a raccogliere le firme da fare online tramite firma digitale: è quella che è stata utilizzata con successo per la raccolta firme per l’eutanasia legale, ed ora, tramite il sito www.referendumcannabis.it, verrà utilizzata anche per questo progetto. Il quesito del referendum interrogherà i cittadini per l’eventuale abrogazione di 3 punti del testo unico sugli stupefacenti, se passasse, la coltivazione di cannabis ad uso personale sarebbe depenalizzata.

“Il referendum è stato lanciato oggi e alle 17 ci sarà la conferenza con diversi ospiti”, sottolinea la coordinatrice di Meglio Legale Antonella Soldo, “e stiamo cercando di coinvolgere la platea poi persone più ampia possibile. E’ una mission impossible, perché dobbiamo raccogliere 500mila firme entro il 30 settembre, ma stiamo già provando a chiedere una proroga al 30 ottobre”.  In ogni caso “cercheremo di fare il possibile in queste 3 settimane, anche se la proroga è una possibilità concreta”.

Il referendum, sostenuto appunto dall’Associazione Luca Coscioni, da Meglio Legale, Forum Droghe, Antigone, Società della Ragione, Più Europa, Radicali, Possibile e varie realtà e associazioni antiproibizioniste che stanno dando la loro adesione, tiene conto delle precedenti pronunce della corte in merito ai quesiti sulla legislazione sulle droghe, ed in particolare sul rispetto degli obblighi derivanti da trattati internazionali (nel caso di specie le tre convenzioni ONU sugli stupefacenti del 1961, 1971 e 1988).
Come sottolineano infatti i promotori, “Stante le disposizioni costituzionali e la giurisprudenza consolidata della corte non è infatti possibile porre al giudizio referendario non solo le leggi di ratifica, ma anche le leggi che applicano le disposizioni previste dai trattati”.

Nell comunicato Meglio Legale sottolinea che “Quello della coltivazione, vendita e consumo di cannabis è una delle questioni sociali più importanti nel nostro Paese. Un tema che attraversa la giustizia, la salute pubblica, la sicurezza, la possibilità di impresa, la ricerca scientifica, le libertà individuali e, soprattutto, la lotta alle mafie. Sono 6 milioni i consumatori di cannabis in Italia, tra questi anche moltissimi pazientispesso lasciati soli dallo Stato nell’impossibilità di ricevere la terapia, nonostante la regolare prescrizione. Questi italiani hanno oggi due sole scelte: finanziare il mercato criminale nelle piazze di spaccio o coltivare cannabis a casa rischiando fino a 6 anni di carcere. Un dibattito che non può più essere rimandato e deve essere affrontato con ogni strumento democratico”.

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Il deposito del quesito referendario

Autore: Redazione

Che Uno staff di giornalisti indipendenti

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